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Comitini apre le porte: i tre Musei Civici che raccontano Petra, miniere e il primo Tricolore agrigentino
Comitini apre le porte: i tre Musei Civici che raccontano Petra, miniere e il primo Tricolore agrigentino
Tre piccoli musei nel cuore dell'agrigentino raccontano preistoria, epopee minerarie e un episodio chiave del Risorgimento: ingresso gratuito.
Nel centro storico di Comitini, nel cuore dell'agrigentino, si concentrano tre Musei Civici che offrono un quadro completo della storia locale: dall'età preistorica alle lotte risorgimentali, passando per l'epopea dello zolfo. I musei, ospitati principalmente nel Palazzo Baronale e nel Palazzo Bellacera, lavorano secondo i principi dell'ICOM per essere istituzioni «vive» al servizio della comunità.
L'elemento più evocativo è senza dubbio la Petra di Calathansuderj, una rupe calcarenitica alta circa 30 metri che domina il territorio. All'interno dell'Antiquarium (situato a Palazzo Bellacera) sono esposti reperti che attestano continuità insediativa dalla preistoria al Medioevo: tombe a forno, ceramiche e resti di un complesso fortificato scavato nella roccia, organizzato su quattro livelli con stanze, gallerie e cisterne risalenti all'epoca bizantina.
Il Museo di Storia Mineraria, riconosciuto «piccolo museo» ai sensi del DM 451/2020, racconta la lunga stagione dell'estrazione dello zolfo. In tre sale contigue si succedono fotografie d'epoca, attrezzi da lavoro e campioni di minerali: l'allestimento non si limita alle tecniche estrattive, ma documenta con realismo le condizioni di vita dei minatori, spesso donne e bambini, e il prezzo sociale pagato dalle comunità locali.
Il terzo polo, il Museo del Tricolore, riporta alla luce una pagina meno nota del Risorgimento agrigentino. Comitini fu sede logistica di una cellula antiborbonica guidata dall'avvocato Vincenzo Macaluso. All'alba del 3 luglio 1859, alla notizia della vittoria piemontese a Palestro, i patrioti issarono per la prima volta nell'agrigentino il Tricolore sulla vetta della Petra. L'episodio innescò un moto insurrezionale che si diffuse nei paesi vicini ma fu poi represso con la pace di Villafranca: seguirono arresti, torture e decine di latitanti.
A dieci anni dall'evento nacque il giornale provinciale «La Pietra», intitolato proprio alla rocca simbolo di quella stagione. Il museo dedica spazi a documenti, cimeli e alla memoria collettiva di quel momento storico, valorizzando il ruolo locale nel più ampio contesto del Risorgimento.
Il sindaco Luigi Nigrelli definisce i musei «il cuore pulsante» dell'identità comitinese e punta sulla cultura come leva di sviluppo: «Custodire la storia delle nostre miniere e dei carusi significa onorare il sacrificio delle generazioni passate e trasformare quel racconto in un'opportunità di futuro per i nostri giovani». Il primo cittadino sottolinea inoltre l'importanza dell'adesione alla Rete dei Musei di ANCI Sicilia, che mette in rete oltre 230 musei in più di 100 comuni, favorendo scambi, itinerari turistici integrati e accesso a finanziamenti regionali ed europei.
I Musei Civici di Comitini rappresentano oggi una tappa per chi cerca archeologia, storia sociale e percorsi risorgimentali. L'ingresso è libero e gratuito; gli orari di apertura sono: 09:00-13:00 e 15:30-19:30. Per informazioni e visite guidate ci si può rivolgere al Comune e agli uffici della rete museale.
Articolo a cura di Carla Muliello, addetto stampa ANCI Sicilia.
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Verificato il: 07 ottobre 2026
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