Il mistero sotterraneo di Agrigento: la Necropoli che ha svelato un segreto dimenticato per millenni
La Necropoli Anguilla di Agrigento rivela un’antica storia del Bronzo Antico e sorprendenti rituali sicani in grotticelle artificiali.
Un mondo sotterraneo che ha cambiato la storia preistorica di Agrigento
Nel cuore dell’entroterra agrigentino, in un territorio oggi tranquillo ma un tempo attraversato da comunità sicane, si estende la Necropoli Anguilla, un complesso funerario che ha restituito una delle testimonianze più importanti del Bronzo Antico in Sicilia. Situata nelle campagne di Santa Elisabetta, questa necropoli rappresenta una delle finestre più limpide sull’organizzazione sociale e rituale delle prime comunità stanziali dell’area. Lontano dai clamori dei più celebri templi, il sito conserva un’atmosfera austera, quasi sospesa, come se la roccia avesse custodito senza fiatare un racconto lungo più di tremila anni.
La necropoli è composta da grotticelle artificiali, cavità scavate interamente a mano nella tenera roccia calcarenitica tipica dell’Agrigentino. Questo dettaglio, verificabile e ben documentato, è uno degli elementi più affascinanti: ogni ipogeo non è una semplice cavità, ma un piccolo ambiente funerario concepito con precisione, probabilmente destinato a sepolture familiari. Le tombe presentano ingressi stretti, camere circolari o sub-circolari e segni evidenti delle tecniche di scavo utilizzate dalle popolazioni protostoriche. L’aspetto più sorprendente è che molte di queste strutture conservano ancora le proporzioni originarie, permettendo di intuire l’abilità manuale degli antichi abitanti del territorio agrigentino.
Architetture del silenzio e riti che raccontano una comunità
Il valore principale della Necropoli Anguilla risiede nella sua concentrazione di tombe: un numero tale da indicare l’esistenza di un insediamento stabile nelle vicinanze, probabilmente organizzato secondo strutture sociali complesse e già evolute. La disposizione degli ipogei, distribuiti a gruppi e spesso orientati in modo analogo, suggerisce l’esistenza di riti collettivi e di un rispetto profondo per i defunti.
Gli studi condotti sul sito hanno inoltre permesso di stabilire che le tombe risalgono a un periodo compreso tra il Bronzo Antico I e II, collocandole in un’epoca in cui la Sicilia centrale era già caratterizzata da una rete di relazioni culturali ben articolata. I reperti associati, pur non essendo numerosi come in altre necropoli più note, confermano l’appartenenza delle comunità locali a un mondo articolato, in cui oggetti cerimoniali, vasi e utensili assumevano un valore simbolico oltre che pratico.
Ciò che colpisce maggiormente è l’armonia tra il paesaggio e la necropoli: la roccia scavata, il silenzio che avvolge le grotticelle e la vista sulla campagna permettono di immaginare un luogo scelto non a caso, ma con una consapevolezza precisa. Le popolazioni dell’epoca sembravano percepire questo angolo dell’Agrigentino come uno spazio destinato a preservare la memoria.
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